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Bulbi delle piante


Varietà dalla Grecia

Semi di Zafferano (Crocus sativus)

Bulbo di Zafferano (Crocus...

Prezzo 3,75 €
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<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bulbo di Zafferano (Crocus sativus)</strong></span></h2> <h2><span style="color: #d0121a; font-size: 14pt;"><strong>Prezzo per Pacchetto di 1 Bulbo.</strong></span></h2> <p><span>Lo zafferano ([ʣaffeˈra:no]) è una spezia che si ottiene dagli stigmi del fiore del Crocus sativus, conosciuto anche come zafferano vero, una pianta della famiglia delle Iridacee. La pianta di zafferano vero cresce fino a 20–30 cm e dà fino a quattro frutti, ognuno con tre stigmi color cremisi intenso. Gli steli e gli stigmi vengono raccolti e fatti seccare per essere usati principalmente in cucina, come condimento e colorante. Lo zafferano, annoverato tra le spezie più costose del mondo, è originario della Grecia o dell'Asia Minore[3][4] e fu coltivato per la prima volta in Grecia. Come clone geneticamente monomorfo, si è diffuso lentamente per la maggior parte dell'Eurasia e più tardi è stato portato in aree del Nord Africa, dell'America del Nord e dell'Oceania.</span></p> <p><span>Lo zafferano vero, la cui specie selvatica è sconosciuta, probabilmente discende dal Crocus cartwrightianus, originario dell'isola di Creta; il Crocus thomasii e il Crocus pallasii sono altri possibili precursori. La pianta è un triploide autoincompatibile il cui maschio è sterile; subisce una meiosi aberrante e quindi non è capace di riprodursi sessualmente in maniera indipendente. La propagazione avviene infatti con moltiplicazione vegetativa, attraverso la selezione di un clone iniziale o per ibridazione interspecifica. Se il C. sativus è una forma mutata del C. cartwrightianus, potrebbe essersi sviluppata come specie, preferita per i lunghi stigmi, da una selezione vegetale nella Creta della tarda età del bronzo.</span></p> <p><span>Il sapore dello zafferano e l'odore simile a fieno e iodoformio sono dovuti alle molecole picrocrocina e safranale. Contiene inoltre un pigmento carotenoide, la crocina, che dà una tonalità giallo-dorata ai piatti e ai tessuti. La sua storia documentata comincia con un trattato botanico assiro del VII secolo a.C. compilato sotto il regno di Sardanapalo e per oltre quattro millenni è stato commerciato ed usato. Attualmente la produzione iraniana di zafferano rappresenta il 90% di quella mondiale.</span></p> <p><strong><span>Etimologia</span></strong></p> <p><span>Il termine zafferano è attestato nella lingua italiana dal XIV secolo[5] e deriva dall'arabo zaʿfarān (</span><span>زَعْفَرَان</span><span>)[6], che equivale al persiano zaâfara[7], termine indicante il croco[8]. La parola è giunta alla lingua italiana attraverso la forma del latino medioevale safaranum, da cui deriva anche la forma spagnola azafran[9]. Una derivazione alternativa vorrebbe che zaʿfarān sia la forma resa in arabo della parola persiana </span><span>زرپران</span><span> zarparān, data da zar + par + -ān, propriamente ‘alle ali d'oro’[10]. Ancora più antico è l'accadico azupiranu, "zafferano". Nel latino classico il termine usato era invece crŏcum[11], prestito linguistico di provenienza semitica: è adattato dalla forma aramaica kurkema attraverso il termine arabo kurkum e gli intermedi greci krokos o karkum, che significa ancora "giallognolo"[12]. L'origine ultima potrebbe essere il sanscrito kunkumam, a meno che non sia anch'esso un prestito dalle lingue semitiche</span></p> <p><strong><span>Descrizione</span></strong></p> <p><span>La forma domestica del croco da zafferano, il Crocus sativus, è una pianta perenne delle Angiosperme che fiorisce in autunno, la cui forma selvatica è sconosciuta. Progenitore potrebbe essere il Crocus cartwrightianus, anch'essa angiosperma dalla fioritura autunnale, originaria della zona orientale del bacino mediterraneo. La forma domestica si è probabilmente originata quando il C. cartwrightianus è stato sottoposto ad un'intensiva selezione artificiale da parte di agricoltori alla ricerca di stigmi più lunghi. Altri possibili progenitori della pianta sono il C. thomasii e il C. pallasii.</span></p> <p><span>È una forma sterile triploide, ovvero avente tre copie di ogni cromosoma omologo a costituire il corredo genetico di ogni esemplare; il C. sativus ha un corredo aploide di otto cromosomi, per un totale quindi di 24. Essendo la pianta sterile, i fiori non riescono a riprodursi attraverso i semi, dovendo fare affidamento sull'intervento umano: gruppi di cormi, organi simili a bulbi che si trovano sottoterra e immagazzinano amido, devono essere scavati, divisi e ripiantati. Un cormo sopravvive per una stagione, producendo con la sua divisione vegetativa fino a dieci piccoli cormi che possono svilupparsi in nuove piante nella stagione successiva. I cormi compatti sono piccoli globi marroni che hanno un diametro di 5 cm, una base piatta e sono avvolti in una densa rete di fibre parallele, rivestimento chiamato "tunica del cormo". Il cormo inoltre sostiene delle fibre verticali sottili e simili ad una rete che crescono fino a 5 cm al di sopra del collo della pianta.</span></p> <p><span>La pianta cresce fino ad un'altezza di 20–30 cm e da essa germogliano 5-11 catafilli, foglie bianche e non fotosintetiche. Queste strutture coprono e proteggono come membrane le 5-11 foglie vere del croco quando sbocciano e si sviluppano. Queste ultime sono verdi, sottili, dritte e lanceolate, con un diametro di 1–3 mm e possono svilupparsi o dopo che i fiori si sono aperti (isteranzia) oppure contemporaneamente alla fioritura. I catafilli del C. sativus potrebbero comparire, secondo alcuni, prima della fioritura se nella stagione di crescita la pianta pianta viene irrigata presto. L'asse dei fiori ha delle piccole brattee, foglie specializzate che germogliano dallo stelo del fiore, il pedicello. Dopo l'estivazione in primavera, la pianta emette le sue foglie vere, ognuna lunga fino a 40 cm. In autunno compaiono le gemme viola. Solo nel mese di ottobre, dopo che la maggior parte delle altre piante ha liberato i propri semi, si sviluppano dei fiori dal colorito brillante che varia tra una leggera sfumatura pastello di lilla e un malva più scuro e screziato. I fiori hanno un profumo dolce, simile al miele. Appena terminata la fioritura, le piante raggiungono un'altezza media minore di 30 cm. Da ogni fiore spunta uno stilo a tre punte, ognuna delle quali termina con uno stigma cremisi intenso alto 25–30 mm.</span></p> <p><strong><span>Coltivazione</span></strong></p> <p><span>Il Crocus sativus cresce molto bene nella macchia mediterranea e in climi simili come chaparral californiano e matorral cileno, dove la brezza estiva, calda e secca, soffia su terre semi-aride. Può tuttavia sopravvivere anche a inverni freddi, tollerando temperature fino a -10 °C e brevi periodi coperto dalla neve. È necessaria l'irrigazione se cresce al di fuori di ambienti umidi come quello del Kashmir, dove ci sono precipitazioni medie annuali di 1000–1500 mm; rispetto alla zona di coltivazione principale, quella iraniana, le regioni di coltura in Spagna (500 mm annui) e in Grecia (400 mm annui) sono molto più secche. Ciò è possibile grazie alla tempistica della stagione umida locale: abbondanti piogge primaverili ed estati più secche costituiscono un clima ottimale. La pioggia immediatamente precedente alla fioritura aumenta il raccolto di zafferano, un tempo piovoso o freddo durante la fioritura invece promuove malattie e riduce il raccolto. Un'umidità persistente e condizioni di forte caldo danneggiano le coltivazioni; conigli, topi ed uccelli causano danni scavando i cormi. Nematodi, ruggini delle foglie e marcescenza dei cormi costituiscono altre minacce. Tuttavia l'inoculazione del bacillo del fieno può portare vantaggi ai coltivatori accelerando la crescita dei cormi e aumentando la biomassa di stigmi raccolti.</span></p> <p><span>La pianta sopravvive male in condizioni d'ombra, crescendo al meglio esposta alla piena luce solare. Ideali sono i terreni inclinati verso la luce del sole, come ad esempio quelli inclinati verso sud nell'emisfero boreale. La semina viene effettuata principalmente a giugno nell'emisfero settentrionale, dove i bulbi vengono piantati ad una profondità di 7–15 cm; le radici, lo stelo e le foglie possono svilupparsi tra ottobre e febbraio. La profondità e lo spazio tra i cormi sono fattori critici nel determinare i raccolti. Cormi "madre" piantati più in profondità producono zafferano di alta qualità, ma formano meno boccioli e cormi "figli". Gli agricoltori italiani ottimizzano la resa dei pistilli piantando a 15 cm di profondità e in file a una distanza di 2–3 cm; una profondità di 8–10 cm ottimizza invece la produzione di fiori e cormi. I coltivatori greci, marocchini e spagnoli impiegano profondità e distanze proprie, adattate ai loro ambienti.</span></p> <p><span>Il C. Sativus preferisce suoli argilloso-calcarei friabili, a bassa densità, ben irrigati e ben drenati e con alto contenuto organico. Letti coltivati tradizionalmente promuovo un buon drenaggio. Il contenuto organico dei suoli veniva storicamente incrementato con l'applicazione di 20-30 tonnellate di concime per ettaro. In seguito, senza ulteriori applicazioni di concime, venivano piantati i cormi. Dopo il periodo estivo di quiescenza, i cormi emettono le loro foglie strette ed iniziano a gemmare nella prima parte dell'autunno, a metà del quale, poi, fioriscono. La raccolta deve necessariamente essere fatta velocemente: dopo essere sbocciati all'alba, i fiori appassiscono velocemente con il passare del giorno; tutte le piante fioriscono in una finestra di una o due settimane. All'incirca 150 fiori insieme fruttano 1 g di pistilli di zafferano secchi; per produrre 12 g di zafferano secco (o 72 g umido e raccolto da poco) è necessario 1 kg di fiori. Un fiore appena colto ha una resa media di 30 mg di zafferano fresco o 7 mg di zafferano secco.</span></p> <p><span>Circa il 90% della produzione mondiale di zafferano arriva dall'Iran[13]. In Italia lo zafferano viene prodotto in diverse regioni, con il riconoscimento di denominazione di origine protetta per lo zafferano aquilano (Abruzzo, provincia dell'Aquila), lo zafferano di Sardegna (provincia del Sud Sardegna) e lo zafferano di San Gimignano (Toscana, provincia di Siena). Altre zone di coltivazione nella penisola sono a Montegiorgio, nelle Marche, e a Cascia e Città della Pieve, in Umbria.</span></p> <p><strong><span>Chimica</span></strong></p> <p><span>Lo zafferano contiene più di 150 composti volatili ed aromatici ed ha anche svariati composti attivi non volatili, molti dei quali sono carotenoidi, tra cui si possono citare zeaxantina, licopene ed α- e β-carotene. Il colore giallo-arancione dorato dello zafferano però è dovuto principalmente all'α-crocina, l'estere di trans-crocetina e di di-(β-D-gentiobiosile), avente il nome IUPAC di acido 8,8-diapo-8,8-carotenoico. Ciò significa che la crocina alla base dell'aroma dello zafferano è un estere digentiobiosico del carotenoide crocetina. Le crocine stesse sono una serie di carotenoidi idrofilici, esteri polieni della crocetina o monoglicosilici o diglicosilici. La crocetina è un acido dicarbossilico polienico coniugato che è liposolubile, essendo idrofobico. Quando la crocetina è esterificata con due molecole di gentobiosio, uno zucchero idrosolubile, il prodotto è anch'esso idrosolubile. L'α-crocina che ne risulta è un pigmento carotenoide che può costituire più del 10% della massa di zafferano secco. I due gentobiosi esterificati rendono l'α-crocina ideale per colorare piatti a base acquosa e non lipidici, come pietanze a base di riso.</span></p> <p><span>Il glucoside amaro picrocrocina è responsabile del sapore dello zafferano. La picrocrocina (formula chimica: C16H26O7; nome sistematico: 4-(β-D-glucopyranosyloxy)-2,6,6- trimethylcyclohex-1-ene-1-carboxaldehyde) è l'unione di una subunità aldeidica conosciuta come safranale (nome sistematico: 2,6,6-trimetilcicloesa-1,3-diene-1-carbossialdeide) con un carboidrato. Ha delle proprietà insetticide e pesticide e può costituire fino al 4% dello zafferano secco. La picrocrocina è una versione troncata del carotenoide zeaxantina prodotta attraverso clivaggio ossidativo ed è anche il glicoside dell'aldeide terpenica safranale.</span></p> <p><span>Quando lo zafferano, dopo la raccolta, viene fatto seccare, il calore e l'azione enzimatica dividono la picrocrocina in D-glucosio e una molecola libera di safranale. Il safranale, un olio volatile, dona allo zafferano gran parte del suo caratteristico aroma; esso è meno amaro della picrocrocina e in alcuni saggi può arrivare a costituire fino al 70% della frazione volatile dello zafferano secco. Un altro elemento determinante per l'aroma dello zafferano è il 2-idrossi-4,4,6-trimetil-2,5-cicloesadien-1-one, che quando viene fatto seccare come il fieno, produce un profumo descritto come quello dello zafferano. I chimici ritengono che questo abbia l'influenza più forte nel determinare il profumo dello zafferano, nonostante la sua presenza quantitativamente minore rispetto al safranale. Lo zafferano secco è molto sensibile alle fluttuazioni di pH e i suoi legami chimici si rompono rapidamente in presenza di luce ed agenti ossidanti. Per questo motivo deve essere conservato in contenitori ermetici, per minimizzare il contatto con l'ossigeno atmosferico. Lo zafferano è però piuttosto resistente al calore.</span></p> <p><strong><span>Classi e categorie ISO 3632</span></strong></p> <p>Lo zafferano non è tutto della stessa qualità e intensità. L'intensità dipende da vari fattori, tra cui la quantità di stilo raccolto insieme allo stigma rosso e l'età dello zafferano stesso. <span>La maggior presenza di stilo nella parte raccolta significa una minore intensità per grammo di zafferano, poiché il colore e il profumo sono concentrati negli stigmi. Lo zafferano da Spagna, Iran e Kashmir viene classificato in classi in base alle quantità relative di stigmi rossi e stili gialli. Le classi dello zafferano iraniano sono: "sargol" (solo le punte degli stigmi rossi, la classe con la maggior intensità), "pushal" or "pushali" (stigmi rossi più alcuni stili gialli, intensità più bassa), "bunch" (stigmi rossi più una maggiore quantità di stili gialli, presentato in piccoli mazzetti come fascetti di grano in miniatura) e "konge" (solo stili gialli, per cui viene rivendicato l'avere un aroma, ma con uno scarso potenziale colorante). Le classi dello zafferano spagnolo sono: "coupé" (il più intenso, come il "sargol" iraniano), "mancha" (come il "pushal" iraniano), e, in ordine di intensità decrescente, "rio", "standard" e "sierra". Il nome "mancha" nella classificazione spagnola può avere due significati: una classe generica di zafferano oppure una varietà di qualità molto alta coltivata in Spagna, con una specifica origine geografica. Il vero zafferano La Mancha coltivato in Spagna ha il riconoscimento di prodotto DOP, indicato sull'etichetta. I coltivatori spagnoli hanno lottato molto per ottenere questo status poiché si sono resi conto che le importazioni di zafferano iraniano rietichettato in Spagna e venduto come zafferano La Mancha stavano danneggiando il marchio originale.</span></p> <p><span>Le nazioni che producono quantità minori di zafferano non hanno termini specifici per le diverse classi e possono produrne solo una. Di contro, i produttori artigianali in Europa e Nuova Zelanda hanno la maggior parte del lavoro nella raccolta di zafferano mirata all'alta qualità, offrendo solo un prodotto di classe estremamente alta.</span></p> <p><span>In aggiunta alle descrizioni basate sul metodo di raccolta, lo zafferano può essere categorizzato in base allo standard internazionale ISO 3632[14] dopo misurazioni in laboratorio del contenuto in crocina (responsabile del tipico colore), picrocrocina (responsabile del gusto) e safranale (responsabile dell'aroma). Spesso però sull'etichetta del prodotto non c'è una chiara informazione riguardo alla classe e solo una piccola parte dello zafferano in vendita pronto nel Regno Unito è etichettato con la categoria ISO. Questa mancanza di informazioni rende difficile per gli acquirenti condurre delle scelte consapevoli al momento di comparare i prezzi ed acquistare zafferano.</span></p> <p><span>Secondo lo standard ISO 3632 è dirimente anche la determinazione del contenuto che non provenga dagli stigmi ("contenuto in scarti floreali") e di altre sostanze estranee come materiali inorganici (le "ceneri" della chimica analitica, residuali dopo la combustione di un campione). Gli standard per la classificazione vengono stabiliti dall'Organizzazione internazionale per la normazione, una federazione di organizzazioni nazionali di standardizzazione. L'ISO 3632 riguarda unicamente lo zafferano e fissa tre categorie: III (di qualità più bassa), II e I (di qualità più alta). Precedentemente esisteva anche una categoria IV, al di sotto della III. I campioni vengono assegnati alle varie categorie valutando il contenuto di crocina e picrocrocina nella spezia, rivelato dalla misura dell'assorbanza specifica all'analisi per spettrofotometria. Il safranale è trattato in maniera leggermente diversa, poiché le misurazioni non vengono distinte in base a valori soglia, ma i campioni di ogni categoria devono restituire un valore tra 20 e 50.</span></p> <p><span>Questi dati vengono misurati attraverso analisi spettrofotometriche eseguite in laboratori certificati presenti in tutto il mondo. Una maggiore assorbanza indica maggiori livelli di crocina, picrocrocina e safranale, e di conseguenza un maggior potenziale colorante, ed è anche segno di una maggiore intensità per grammo. Il valore di assorbanza della crocina è chiamato "forza colorante" dello zafferano esaminato e può variare da un minimo inferiore ad 80 (tipico della categorie IV) fino ad un massimo di 200 ed oltre (per la categoria I). I campioni migliori (costituiti dalle punte degli stigmi, per la maggior parte rosso-marroncine, selezionate dai fiori più pregiati) forniscono all'esame una forza colorante superiore a 250, rendendo uno zafferano di questo livello quattro volte più intenso di uno di categoria IV. I prezzi di mercato delle diverse varietà dipendono da queste categorie ISO. Il sargol e il coupé ricadono generalmente nella categoria I dell'ISO 3632, il pushal e il mancha nella II. Su molte delle etichette delle confezioni di zafferano non vengono indicate né la categoria ISO 3632 né la forza colorante (che misura la crocina contenuta).</span></p> <p><span>Molti coltivatori, commercianti e consumatori però rifiutano i risultati di questi test di laboratorio. Alcune persone preferiscono un metodo più olistico, campionando i lotti di pistilli in base a gusto, aroma, flessibilità ed altre caratteristiche in una maniera simile a quella praticata dai degustatori di vino professionisti. Le informazioni sulle classi ISO 3632 e sulla forza colorante permettono comunque ai consumatori di fare comparazioni istantanee tra la qualità di diversi marchi, senza la necessità di acquistare e saggiare lo zafferano. In particolare, i consumatori possono calcolare il valore economico in base al prezzo per unità di forza colorante invece che in base al prezzo per grammo, vista l'ampia gamma di forza colorante che i diversi tipi di zafferano possono avere.</span></p> <p><span>Nonostante tentativi per controllare la qualità e per una standardizzazione, una lunga storia di adulterazione dello zafferano, in particolare nelle varietà più economichea, continua ancora in tempi moderni. Sofisticazioni sono state documentate per la prima volta in Europa nel Medio Evo, quando chi veniva trovato a vendere zafferano adulterato veniva giustiziato secondo il codice Safranschou. Metodi tipici includono il mescolamento in sostanze diverse come barbabietola, fibre di melograno, fibre di seta tinte di rosso, e gli stami gialli del croco, senza sapore e senza odore. Un altro metodo è quello quello di bagnare le fibre di zafferano con sostanze viscide come miele o oli vegetali per aumentarne il peso. Lo zafferano in polvere è comunque di più facile adulterazione, con curcuma paprica e altre polveri usate come riempitivi per allungare la miscela. La sofisticazione può consistere anche nella vendita di miscele di diverse classi di zafferano etichettate in modo fallace. In India infatti, lo zafferano di alta intensità del Kashmir viene spesso venuto e mescolato con un più economico zafferano iraniano d'importazione, fenomeno che è costato ai coltivatori del Kashmir molti dei loro guadagni.</span></p> </body> </html>
MHS 105 B
Semi di Zafferano (Crocus sativus)
  • Nuovo
Oro nero - Spicchi Di Aglio Nero (Allium roseum)

Spicchi di Aglio Nero...

Prezzo 2,25 €
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5/ 5
<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Oro nero - Spicchi Di Aglio Nero (Allium roseum)</em></strong></span></h2> <h3><span style="color: #fc0202;"><strong>Prezzo per Pacchetto di 5 Spicchi.</strong></span></h3> <p><span>Proprio come ogni pomodoro non è adatto per fare salse, quindi ogni aglio non è adatto per la fermentazione e la produzione di un aglio nero. Vi offriamo una varietà che proviene direttamente dal Giappone e l'unica varietà (pink Garlic allium roseum) da cui viene prodotto un vero Black Garlic.</span></p> <p><span>Anche se sembra complicato, il processo in sé non lo è. È necessario avere una temperatura compresa tra 60 e 80 gradi Celsius e un'umidità del 70%, in queste condizioni le testine vengono mantenute per 60-90 giorni.</span></p> <p><strong><span>Aglio nero: fermentato e buonissimo!</span></strong></p> <p><span>Dolce e, soprattutto digeribile, l’aglio nero è nato in Japan ma si sta diffondendo anche da noi, apprezzato dai gourmet.</span></p> <p><span>Spicchi color della pece, tenerissimi, dal gusto delicato: stiamo parlando dell'aglio nero, l'ultimo arrivato fra i super alimenti apprezzati dai gourmet come dai nutrizionisti.</span></p> <p><span>Si tratta di bulbi di aglio sottoposti a un particolare procedimento, che abbina fermentazione e ossidazione, durante il quale le "foglie" esterne si seccano, mentre gli spicchi assumono la colorazione e la consistenza che lo contraddistinguono.</span></p> <p><span>Nato agli inizi degli anni Duemila in Japan, patria dei cibi fermentati, si sta lentamente diffondendo anche in Occidente. Scopriamo perché.</span></p> <p><strong>Ingrediente portentoso</strong></p> <p><span>È noto che l'aglio, sia fresco che secco, abbia un sacco di proprietà, non solo gastronomiche. Se infatti il suo aroma è capace di dare una "spinta" al gusto di tante preparazioni, è anche risaputo che contiene nutrienti benefici per il sistema cardiovascolare e per combattere il colesterolo.</span></p> <p><span>Il risvolto della medaglia, non sempre gradito, è la sua scarsa digeribilità e gli effetti non proprio piacevoli sull'alito. Di questi è responsabile l'allicina, sostanza cui si devono le proprietà antibatteriche dell'aglio e il suo profumo caratteristico.</span></p> <p><span>La lavorazione cui è sottoposto il black allium riduce fortemente il contenuto di allicina ma mantiene inalterate e, anzi, potenzia le sue altre qualità, in particolare, il contenuto di antiossidanti e minerali (soprattutto fosforo e calcio).</span></p> <p><strong>Come valorizzare il suo sapore unico</strong></p> <p><span>Come effetto della fermentazione, si concentrano le note zuccherine del bulbo che diventa dolce, con un retrogusto che ricorda la liquirizia e la salsa di soia.</span></p> <p><span>Così, è possibile provarlo per rivisitazioni di grandi classici, dagli spaghetti aglio, olio e peperoncino al pesto, dalla bagna cauda all'aioli, la salsa - una sorta di "maionese" - diffusa nelle cucine provenzale e spagnola.</span></p> <p><span>In tutti i casi, il sentore di aglio resterà lievissimo e le preparazioni si arricchiranno di dolcezza e complessità aromatica. Cercate solo di non coprirlo con intingoli troppo saporiti, nei quali si "perderebbe", ma di usarlo il più possibile in purezza, abbinato al massimo a due o tre altri ingredienti.</span></p> <p><span>L'utilizzo è semplicissimo. Basta pelare lo spicchio (la pelle viene via con grande facilità) e sminuzzarlo o anche solo schiacciarlo con la lama del coltello usata di piatto: infatti, con la fermentazione avrà perso ogni fibrosità diventando morbidissimo, quasi cremoso.</span></p> <p><span>Attenzione alla cottura, se prevista, che deve essere a fuoco dolce: così, si scioglierà nel fondo, proprio come accade alle acciughe, senza assumere il retrogusto amarognolo dell'aglio bruciato.</span></p> <p><strong>Dove trovarlo e quanto costa</strong></p> <p><span>Molti diffuso nella natìa Japan e in altre cucine orientali, come quella thailandese, in Europa è stato "scoperto" da qualche anno in Gran Bretagna e, soprattutto, in Spagna, dove si produce su larga scala tanto che è comunemente venduto in molti supermercati.</span></p> <p><span>Da noi è ancora un prodotto di nicchia ma è possibile scovarlo nei negozi di specialità gastronomiche e in quelli di alimentazione naturale, oltreché in rete.</span></p> <p><span>Preferite quello di origine iberica, sicuramente di qualità superiore (e spesso anche biologico) rispetto a un prodotto che arrivi da paesi lontani come la Cina, e acquistate le teste intere, piuttosto che gli spicchi già pelati in barattolo che, non protetti dal loro involucro naturale, perdono più velocemente sapore e profumo.</span></p> <p><span>Punto dolente il prezzo, che può andare dai 9 ai 15 euro per 80-100 grammi, ovvero 2-3 teste, ognuna delle quali ha in genere fra 6 e 9 spicchi.</span></p> <p><span>Se si fa il paragone con l'aglio comune si vede che costa fino a dieci volte tanto. Anche se l'utilizzo è comunque diverso, più come una spezia che come un ortaggio, e un solo spicchio è capace di caratterizzare una pietanza per 4 persone.</span></p> <p><span>Di contro, ha un'ottima conservabilità: in un luogo fresco e asciutto (non in frigo, perché teme l'umidità) si mantiene morbido e fragrante per diversi mesi, tanto che sulle confezioni ha una scadenza di circa un anno.</span></p> <p><strong><span>DOPO AVER ACQUISTATO QUESTO PRODOTTO, TI INVIEREMO VIDEO LINK COME PUOI FARE FACILE NERO AGLIO A CASA PER SOLI 10 GIORNI!</span></strong></p> </body> </html>
P 416
Oro nero - Spicchi Di Aglio Nero (Allium roseum)
  • Nuovo

Tubero Topinambur - carciofo di Gerusalemme (Helianthus tuberosus)

Tubero Topinambur -...

Prezzo 7,95 €
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<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><strong>Tubero Topinambur - carciofo di Gerusalemme (Helianthus tuberosus)</strong></h2> <h2><span style="color: #ff0000;"><strong>Prezzo per pacchetto di 5 tuberi.</strong></span></h2> <p>Il <b>topinambur</b>, chiamato anche <b>rapa tedesca</b>, <b>carciofo di Gerusalemme</b> o <b>girasole del Canada</b> (nome scientifico <i><b>Helianthus tuberosus</b></i> <small>L., 1753</small>, anche volgarizzato in <i>Elianto tuberoso</i>), è una pianta usata come ortaggio, appartenente alla grande famiglia (tassonomia) delle Asteraceae e al genere helianthus, con l'infiorescenza a capolino.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Etimologia">Etimologia</span></h2> <p>Il nome generico (<i>Helianthus</i>) deriva da due parole greche <i>”helios”</i> (= sole) e <i>”anthos”</i> (= fiore) in riferimento alla tendenza di alcune piante di questo genere a girare sempre il capolino verso il sole<sup id="cite_ref-2" class="reference">[2]</sup><sup id="cite_ref-Motta411_3-0" class="reference">[3]</sup>, comportamento noto come eliotropismo. Il nome specifico (<i>tuberosus</i>) indica una pianta perenne, il cui organo di sopravvivenza è un tubero, da un anno al successivo. <br />Il binomio scientifico attualmente accettato (<i>Helianthus tuberosus</i>) è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione <i>Species Plantarum</i> del 1753<sup id="cite_ref-Tropicos_4-0" class="reference">[4]</sup>.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Descrizione">Descrizione</span></h2> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/ae/Sunroot_top.jpg/150px-Sunroot_top.jpg" class="thumbimage" width="150" height="200" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Il portamento</div> </div> </div> <p>il topinambur è una erbacea perenne e il fusto può arrivare fino a oltre 3 metri di altezza. La forma biologica della specie è geofita bulbosa (<b>G bulb</b>)<sup id="cite_ref-Pignatti57_5-0" class="reference">[5]</sup>, ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati tuberi, organi di riserva che annualmente producono nuovi fusti, foglie e fiori. Altri Autori definiscono la forma biologica come geofita rizomatosa (<b>G rhiz</b>)<sup id="cite_ref-Udine_6-0" class="reference">[6]</sup>.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Radici">Radici</span></h3> <p>Le radici sono fascicolate, di tipo secondario a partire dal rizoma<sup id="cite_ref-Udine_6-1" class="reference">[6]</sup>.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Tubero">Tubero</span></h3> <p>Il tubero è commestibile (quindi edule), per questo è anche chiamato patata topinambur.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Fusto">Fusto</span></h3> <ul> <li>Parte ipogea: la parte sotterranea è un rizoma irregolare (nodoso e rotondeggiante; ingrossato e/o fusiforme) di tipo tuberoso. Questi organi si sviluppano tardivamente a fine stagione e in molti casi in inverno. Diametro del rizoma: 3 – 5 cm.</li> <li>Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta, ascendente e ramosa; in alto è cigliato-ruvida. Nelle coltivazioni è scabro-pubescente.</li> </ul> <h3><span class="mw-headline" id="Foglie">Foglie</span></h3> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/45/Sunroot_growing.jpg/150px-Sunroot_growing.jpg" class="thumbimage" width="150" height="166" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Le foglie</div> </div> </div> <p>Le foglie sono a disposizione opposta nella parte bassa del fusto, e a disposizione alterna nel resto della pianta oppure anche verticillate per tre (carattere non costante). Le foglie sono intere e ristrette alla base, sono inoltre picciolate con piccioli cigliati alla base (a volte i piccioli sono quasi alati). In quelle inferiori la forma è largamente ovata o anche cordiforme, mentre quelle superiori sono oblunghe o lanceolate, sempre con apice acuminato. I margini sono dentellati. La superficie è ruvida e percorsa da tre nervi e il colore è verde-scuro. Dimensione delle foglie: larghezza 5 – 8 cm; lunghezza 8 – 15 cm. Lunghezza del picciolo: ¼ della lamina fogliare.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Infiorescenza">Infiorescenza</span></h3> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/dd/HelianthusTuberosus.jpg/150px-HelianthusTuberosus.jpg" class="thumbimage" width="150" height="110" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Il capolino</div> </div> </div> <p>Le infiorescenze sono dei capolini terminali eretti e sub-corimbosi su peduncoli non ingrossati; i capolini sono da 3 a 15 per pianta e non tutti raggiungono la fioritura. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo sorregge un involucro emisferico composto da più brattee (o squame) a disposizione embricata e poste in diverse serie che fanno da protezione al ricettacolo lievemente convesso e munito di pagliette avvolgenti i semi<sup id="cite_ref-Motta411_3-1" class="reference">[3]</sup>, sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni ligulati (da 10 a 20) di colore giallo, disposti in un unico rango; quelli interni tubulosi (oltre 60) di colore arancio o giallo scuro. Le brattee dell'involucro (da 22 a 35) sono verde scuro (si scuriscono ulteriormente durante la fase di essiccazione), lanceolate e setolose (cigliate) ai margini. Diametro del capolino: 3 – 9 cm. Lunghezza del peduncolo: 1 – 15 cm. Dimensione dell'involucro: larghezza 8 – 12 mm; lunghezza 10 – 25 mm. Dimensione delle brattee: larghezza 2 – 4 mm; lunghezza 8,5 – 15 mm.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Fiore">Fiore</span></h3> <p>I fiori sono simpetali, zigomorfi (quelli ligulati) e attinomorfi (quelli tubulosi); sono inoltre tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono sterili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.</p> <ul> <li>Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:</li> </ul> <dl> <dd> <dl> <dd> <dl> <dd><b>* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio</b><sup id="cite_ref-7" class="reference">[7]</sup></dd> </dl> </dd> </dl> </dd> </dl> <ul> <li>Calice: i sepali sono ridotti a una coroncina di squame.</li> <li>Corolla: i fiori periferici (ligulati) sono nastriformi (provvisti di lunghe lingule – sono decisamente più lunghi dell'involucro) a forma lanceolata e a disposizione raggiante. Quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle corolle tubulari a 5 denti. Dimensione delle ligule: larghezza 6 – 9 mm; lunghezza 20 – 25 mm. Lunghezza dei fiori tubulosi: 6 – 7 mm.</li> <li>Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo. Le antere alla base sono ottuse<sup id="cite_ref-Pignatti57_5-1" class="reference">[5]</sup> e colorate di nero, marrone scuro.</li> <li>Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma filiforme-conico assai breve e pubescente; l'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concresciuti e contenente un solo ovulo.</li> <li>Fioritura: la fioritura è molto caratteristica e avviene a fine estate (tra agosto e ottobre), con la comparsa di molti fiori giallo oro. Terminata la fioritura la pianta si secca, ma in primavera dai tuberi nasceranno i nuovi getti.</li> </ul> <h3><span class="mw-headline" id="Frutti">Frutti</span></h3> <p>I frutti sono degli acheni sormontati da un pappo formato da due squame (o denti) lineari-acute e precocemente caduche<sup id="cite_ref-8" class="reference">[8]</sup>.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Riproduzione">Riproduzione</span></h2> <ul> <li>Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).</li> <li>Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).</li> <li>Dispersione: i semi cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).</li> </ul> <h2><span class="mw-headline" id="Distribuzione_e_habitat">Distribuzione e habitat</span></h2> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/d/dd/Helianthus_tuberosus_-_Distribuzione.PNG/510px-Helianthus_tuberosus_-_Distribuzione.PNG" class="thumbimage" width="510" height="324" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Distribuzione della pianta<br />(Distribuzione regionale<sup id="cite_ref-CIVF103_9-0" class="reference">[9]</sup> – Distribuzione alpina<sup id="cite_ref-FA472_10-0" class="reference">[10]</sup>)</div> </div> </div> <table> <tbody> <tr> <td> <p>« Entro i manipoli qua e là sparsi / dei topinambùr lungo gli argini /<br />ogni lustro del giallo si fa intimo / all'autunnale catarsi »</p> </td> </tr> <tr> <td>(<small>da Andrea Zanzotto, <i>Altri topinambùr</i>, in <i>Meteo</i></small>)</td> </tr> </tbody> </table> <ul> <li>Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è <b>Nord Americano</b>. Dato l'alto grado di diffusione spontanea della pianta non è facile definire quale sia la sua distribuzione originale<sup id="cite_ref-Motta411_3-2" class="reference">[3]</sup><sup id="cite_ref-efloras_11-0" class="reference">[11]</sup>.</li> <li>Distribuzione: in Italia è ovunque presente (a parte la Sardegna) e relativamente comune ma considerata esotica (Specie naturalizzata). Nelle Alpi è ugualmente presente (a parte alcune province occidentali). Oltreconfine (sempre nelle Alpi) è presente in Francia, in Austria e in Slovenia. Sugli altri rilievi europei si trova nella Foresta Nera, Vosgi, Massiccio del Giura, Pirenei e Carpazi.<sup id="cite_ref-FA472_10-1" class="reference">[10]</sup>.</li> <li>Habitat: è una pianta molto vitale, quasi infestante, che predilige terreni umidi e conquista terreni vicini a corsi d'acqua; ma si trova anche nei megaforbieti e nei popolamenti a felci. Il substrato preferito è sia calcareo sia siliceo con pH neutro, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.</li> <li>Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 800 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e quello planiziale – a livello del mare.</li> </ul> <h3><span class="mw-headline" id="Fitosociologia">Fitosociologia</span></h3> <p>Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale<sup id="cite_ref-FA472_10-2" class="reference">[10]</sup>:</p> <dl> <dd> <dl> <dd><b>Formazione</b>: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri <dl> <dd><b>Classe</b>: <i>Filipendulo-Convolvuletea</i> <dl> <dd><b>Ordine</b>: <i>Convolvuletalia</i> <dl> <dd><b>Alleanza</b>: <i>Convolvulion sepium</i></dd> </dl> </dd> </dl> </dd> </dl> </dd> </dl> </dd> </dl> <h2><span class="mw-headline" id="Sistematica">Sistematica</span></h2> <p>La famiglia di appartenenza della <i>H. tuberosus</i> (Asteraceae o Compositae, <i>nomen conservandum</i>) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23.000 specie distribuite su 1535 generi<sup id="cite_ref-BotSist520_12-0" class="reference">[12]</sup> (22.750 specie e 1.530 generi secondo altre fonti<sup id="cite_ref-13" class="reference">[13]</sup>). Il genere di appartenenza (<i>Helianthus</i>) è composto da circa 50 – 70 specie secondo i vari Autori. <br />Le varie specie del genere vengono distinte soprattutto in base al ciclo biologico: annuo o poliennale. <i>H. tuberosus</i> ovviamente appartiene al secondo gruppo. <br />Il numero cromosomico di <i>H. tuberosus</i> è: 2n = 102<sup id="cite_ref-Tropicos_4-1" class="reference">[4]</sup><sup id="cite_ref-efloras_11-1" class="reference">[11]</sup>.</p> <h3><span id="Variabilit.C3.A0"></span><span class="mw-headline">Variabilità</span></h3> <p>L'<i>Helianthus tuberosus</i> è variabile (dato anche l'alto numero cromosomico) e probabilmente è in parte derivato da ibridazioni poliploidi di altre specie come <i>Helianthus pauciflorus</i> e <i>Helianthus resinosus</i><sup id="cite_ref-efloras_11-2" class="reference">[11]</sup>.</p> <h3><span class="mw-headline" id="Ibridi">Ibridi</span></h3> <p>Con la specie <i>Helianthus pauciflorus</i> la pianta di questa voce forma il seguente ibrido interspecifico<sup id="cite_ref-14" class="reference">[14]</sup>:</p> <dl> <dd> <ul> <li><i>Helianthus × laetiflorus <small>Pers. (1807)</small></i></li> </ul> </dd> </dl> <h3><span class="mw-headline" id="Sinonimi">Sinonimi</span></h3> <p>Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:</p> <dl> <dd> <ul> <li><i>Helianthus esculentus</i> <small>Warsz (1852)</small></li> <li><i>Helianthus serotinus</i> <small>Tausch</small></li> <li><i>Helianthus subcanescens</i> <small>(A. Gray) E.E. Watson (1929)</small></li> <li><i>Helianthus tomentosus</i> <small>Michaux</small></li> <li><i>Helianthus tuberosus</i> var. <i>subcanescens</i> <small>A. Gray</small></li> <li><i>Helianthus tuberosus</i> var. <i>albus</i> <small>Cockerell</small></li> <li><i>Helianthus tuberosus</i> var. <i>purpurellus</i> <small>Cockerell</small></li> </ul> </dd> </dl> <h3><span class="mw-headline" id="Specie_simili">Specie simili</span></h3> <p>Il “topinambur” è un fiore molto caratteristico e quindi difficilmente confondibile con altre specie. Qui vengono brevemente citate le altre specie dello stesso genere (<i>Helianthus</i>) presenti spontaneamente sul territorio italiano<sup id="cite_ref-CIVF103_9-1" class="reference">[9]</sup>. Tutte sono comunque considerate sub-spontanee o esotiche naturalizzate.</p> <dl> <dd> <ul> <li><i>Helianthus decapetalus</i> <small>L.</small> - Girasole semplice: è una specie perenne con capolino più piccolo (diametro di 5 – 7 cm); viene indicata una presenza (ma non confermata) nel Piemonte.</li> <li><i>Helianthus multiflorus</i> <small>L.</small> - Girasole doppio: probabilmente è derivato dalla specie <i>H. decapetalus</i>; il capolino è più grande con un numero maggiore di fiori raggianti (20 e più); si trova nel Friuli-Venezia Giulia.</li> <li><i>Helianthus pauciflorus</i> <small>Nutt.</small> subsp. <i>pauciflorus</i> - Girasole selvatico: è una specie perenne con foglie più lanceolate; è presente in gran parte della Penisola (isole comprese).</li> <li><i>Helianthus annuus</i> <small>L.</small> - Girasole comune: è la specie più diffusa e conosciuta ed è anche coltivata; è la specie più grande del genere con un capolino che raggiunge i 5 dm di diametro; è comune in tutta l'Italia.</li> </ul> </dd> </dl> <h2><span class="mw-headline" id="Coltivazione">Coltivazione</span></h2> <p>È possibile coltivare i topinambur anche nell'orto familiare, visto che si adattano bene anche a terreni marginali, purché soleggiati. La pianta, infatti, è molto rustica e può diventare addirittura invasiva. La coltivazione si riduce, praticamente, alla piantagione. In inverno, una volta seccata la parte aerea della pianta, sarà possibile raccogliere i tuberi scavando a mano, lasciando quelli più piccoli a continuare la coltivazione (che può avvenire per molti anni sullo stesso terreno senza problemi). un altro metodo è possibile raccogliere tutti i tuberi e rimetterne una quota nel suolo, coltivandoli ordinati a file per facilitare la raccolta dell'anno successivo.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Usi">Usi</span></h2> <h2>Fitoalimurgia</h2> <p>Può essere utile nella dieta di alcune forme di diabete.<sup id="cite_ref-15" class="reference">[15]</sup> Secondo la medicina popolare il topinambur (specialmente i tuberi) presenterebbe le seguenti proprietà medicamentose<sup id="cite_ref-Pfaf_16-0" class="reference">[16]</sup>:</p> <dl> <dd> <ul> <li>colagoga (facilita la secrezione biliare verso l'intestino);</li> <li>diuretica (facilita il rilascio dell'urina);</li> <li>stomachica (agevola la funzione digestiva);</li> <li>tonica (rafforza l'organismo in generale).</li> </ul> </dd> </dl> <h3><span class="mw-headline" id="Cucina">Cucina</span></h3> <p>I tuberi di topinambur si raccolgono in inverno, sono molto nutrienti e la loro cottura è simile a quella delle patate. Possono essere consumati anche crudi con sale e pepe<sup id="cite_ref-Motta411_3-3" class="reference">[3]</sup>. Nella cucina piemontese sono tipici con la bagna càuda e la fonduta, mentre in quella siciliana trovano un uso sporadico nella farcitura di focacce.<sup id="cite_ref-17" class="reference">[17]</sup></p> <h3><span id="Propriet.C3.A0_nutrizionali"></span><span class="mw-headline">Proprietà nutrizionali</span></h3> <p>Grazie al contenuto di inulina è una pianta molto adatta e indicata nella dieta di persone diabetiche in quanto l'inulina funziona come riserva di carboidrati (in sostituzione all'amido) indipendentemente dall'insulina<sup id="cite_ref-Pfaf_16-1" class="reference">[16]</sup>. L'inulina è costituita da una catena di molecole di fruttosio terminanti con glucosio. A seconda della stagione della raccolta la lunghezza delle molecole di inulina varia e quindi la loro solubilità. Il topinambur passa per lo stomaco e il primo tratto dell'intestino senza venire digerito, solamente nell'ultimo tratto dell'intestino sono presenti dei bifidobatteri e dei lattobacilli in grado di rompere le lunghe molecole dell'<i>Helianthus tuberosus</i> il cui carattere fibroso ha un effetto molto positivo sulla flora batterica. Il tubero inoltre è ricco di sali minerali e in particolare potassio, magnesio, fosforo e ferro come pure di selenio e zinco. Il topinambur è da sempre famoso per ridurre il colesterolo e per stabilizzare la concentrazione del glucosio nel sangue e dell'acido urico.</p> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9d/Helianthus_tuberosus.jpg/220px-Helianthus_tuberosus.jpg" class="thumbimage" width="220" height="165" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Tuberi di topinambur</div> </div> </div> <h2><span class="mw-headline" id="Altre_notizie">Altre notizie</span></h2> <p>Una delle prime descrizioni di questa pianta (sul territorio italiano) è stata fatta dal naturalista e botanico Fabio Colonna (1567 – 1640) nella pubblicazione <i>”Ekphrasis altera”</i>(Roma, 1616) con un nome diverso da quello attuale: <i>Flos solis farnesianus</i>. La descrizione specificava soprattutto la parte ipogea della pianta: dotata di tuberi a buccia rossa<sup id="cite_ref-Motta411_3-4" class="reference">[3]</sup>.</p> <p>In piemontese viene chiamato ciapinabò ed è utilizzato per la tipica bagna cauda, si organizzano delle sagre dedicate nel periodo autunnale in alcuni paesi del Piemonte.</p> </body> </html>
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Tubero Topinambur - carciofo di Gerusalemme (Helianthus tuberosus)
  • Nuovo
Semi di Zenzero (Zingiber officinale) 8.55 - 1

Semi di Zenzero (Zingiber...

Prezzo 8,55 €
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<h2><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>Semi di Zenzero (Zingiber officinale)</em></strong></span></h2> <h3><strong><span style="color: #ff0000;">Prezzo per Pacchetto di 5 semi-tuberi.</span></strong></h3> <p>Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe, 1807) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae (la stessa famiglia del Cardamomo) originaria dell'Estremo Oriente.</p> <p>Coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale, è provvista di rizoma carnoso e densamente ramificato dal quale si dipartono sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie porporine. Il frutto è una capsula divisa da setti in tre logge.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Componenti e usi alimentari</strong></p> <p>Il rizoma contiene i principi attivi della pianta: olio essenziale (composto in prevalenza da zingiberene), gingeroli e shogaoli (principi responsabili del sapore pungente), resine e mucillagini, e presenta in modo più pronunciato il sapore e l'aroma tipico che lo vedono ampiamente utilizzato come spezia, specie in forma essiccata e polverizzata, o fresco in fette sottili. Gli stessi sono in misura minore contenuti anche nel legno di zenzero, utilizzato ad esempio per spiedini, soprattutto di pesce. Nella cucina giapponese lo zenzero è normalmente servito in forma di pickle (sottaceto agrodolce) con il sashimi.</p> <p>Nelle varie cucine indocinesi è spesso utilizzato anche nella preparazione di zuppe e piatti con salse. Il rizoma fresco, con l'ebollizione, consente la coagulazione del latte come altre sostanze di origine animale o vegetali (caglio) ed è largamente impiegato anche nella preparazione di tisane[2]. Entra nella preparazione di bevande analcoliche come il ginger ale e la ginger beer e in una varietà del cioccolato modicano. L'uso dello zenzero (“gengiovo”) nella manifattura dolciaria fiorentina di età medievale è attestato dalla sesta novella dell'ottava giornata del Decamerone. Dopo anni di studio da parte del dott. Gabriotti si è scoperto che lo zenzero ha delle importanti proprietà afrodisiache.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Pan di zenzero</strong></p> <p>Il pan di zenzero (gingerbread in inglese) è un impasto per biscotti a base di zenzero, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, tipico dell'Inghilterra, degli Stati Uniti e del Nord Europa, particolarmente nel periodo natalizio.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Proprietà</strong></p> <p>Il rizoma essiccato, generalmente commercializzato in polvere, è impiegato come spezia in cucina e nella preparazione di liquori e bibite (in particolare del Ginger ale) come aromatizzante. Ha proprietà stimolanti la digestione (stomachico), stimolanti la circolazione periferica, antinfiammatorie ed antiossidanti, e si ritiene tradizionalmente contribuisca alla conservazione ed all'esaltazione dei sapori delle pietanze cui è solitamente associato. Il rizoma possiede una evidente azione antinausea, antiemetica (contro il vomito), antipiretica e antinfiammatoria.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Usi medicinali</strong></p> <p>La forma medicinale dello zenzero è stata chiamata storicamente "Zenzero della Giamaica"; è stato classificato come uno stimolante e carminativo, e usato frequentemente per dispepsia e coliche. Era spesso utilizzato anche per dissimulare il gusto di altri medicinali. Lo zenzero è sulla lista delle sostanze "genericamente considerate salubri" della FDA Statunitense, anche se ha delle controindicazioni se utilizzato insieme ad alcuni medicinali. Lo zenzero è sconsigliato per le persone che soffrono di calcoli biliari perché il vegetale stimola il rilascio di bile dalla cistifellea.</p> <p>Lo zenzero si è dimostrato efficace nel ridurre ed in parte prevenire il fenomeno di assuefazione e la crisi di astinenza da morfina.</p> <p>Lo zenzero può anche diminuire il dolore causato dall'artrite alle articolazioni, anche se gli studi sull'argomento sono incoerenti; inoltre può avere proprietà anticoagulanti, e abbassare il colesterolo, il che può renderlo utile per il trattamento di cardiopatie.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Cura per la diarrea</strong></p> <p>Le sostanze contenute nello zenzero sono attive contro una forma di diarrea che è uno dei principali fattori di mortalità infantile nelle nazioni in via di sviluppo. Lo zingerone è probabilmente il componente attivo contro l'enterotossigenica Escherichia coli, ovvero la diarrea nella sua forma sensibile al calore e indotta da enterotossine.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Cura per la nausea</strong></p> <p>Lo zenzero, in numerosi studi, si è dimostrato efficace per il trattamento della nausea causata dal mal di mare, dalla gravidanza, e dalla chemioterapia. Gli effetti antinausea e antivomito degli estratti etanolico ed acetonico del rizoma sono stati dimostrati sperimentalmente sul cane come rimedio agli effetti collaterali del trattamento con il farmaco antitumorale cisplatino.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Usi nella medicina popolare</strong></p> <p>C'è una gran varietà di usi per lo zenzero, nella medicina popolare. Il tè di zenzero è un rimedio per il raffreddore. Tre o quattro foglie di basilico sacro, insieme ad un pezzetto di zenzero a stomaco vuoto, sono una cura efficace per congestione, tosse e raffreddore. Il Ginger ale e la birra di zenzero sono stati raccomandati come "calmanti per lo stomaco" per generazioni, nelle nazioni dove tali bevande vengono prodotte, e l'acqua di zenzero era comunemente usata per evitare i crampi da calura, negli Stati Uniti. Lo zenzero è stato inoltre storicamente usato per trattare le infiammazioni, come confermato da diversi studi scientifici, anche se un caso specifico di artrite mostrò che lo zenzero non era meglio di un placebo o dell'ibuprofene. La ricerca sui topi di laboratorio suggerisce che lo zenzero potrebbe essere utile per il trattamento del diabete.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Usi regionali</strong></p> <p>Nella cultura occidentale, la polvere di radice di zenzero essiccata viene messa in capsule e venduta in farmacia per uso medicinale.</p> <p>In Birmania, vengono fatti bollire insieme lo zenzero e un dolcificante locale ricavato dal succo dell'albero di palma (Htan nyat), e vengono usati per prevenire l'influenza.</p> <p>in Cina, una bevanda o bibita ricavata da zenzero affettato e cotto in acqua dolcificata, viene usata come medicina popolare per il raffreddore.</p> <p>Nel Congo, lo zenzero viene schiacciato e mescolato con la linfa dell'albero del mango per fare il Tangawisi, che è considerato una panacea universale.</p> <p>In India, lo zenzero in pasta è applicato sulle tempie per dare sollievo dal mal di testa, ed è ingerito da chi soffre di comune raffreddore. La gente, inoltre, usa lo zenzero in aggiunta al tè, per la cucina, ecc.</p> <p>In Indonesia, un tipo di zenzero conosciuto come Jahe è usato come preparazione vegetale per ridurre la stanchezza, diminuire "l'aria" nel sangue, prevenire e curare i reumatismi, e controllare le cattive abitudini alimentari.</p> <p>Nelle Filippine viene preparata, per colazione, una tradizionale bevanda salutare chiamata "salabat", facendo bollire pezzetti di zenzero e aggiungendo zucchero; è considerata una buona cura per le infiammazioni della gola.</p> <p>Negli Stati Uniti, lo zenzero è usato per prevenire il mal di mare e la nausea da gravidanza. È riconosciuto come salutare dalla FDA, ed è venduto come integratore alimentare senza particolari prescrizioni.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Reazioni allergiche</strong></p> <p>Le reazioni allergiche allo zenzero in generale producono eruzioni, e, nonostante sia generalmente riconosciuto come salutare, lo zenzero può causare mal di stomaco, gonfiore, produzione di gas, specialmente se assunto sotto forma di polvere. Lo zenzero fresco, se non ben masticato, può causare blocco intestinale, e gli individui che hanno manifestato ulcere, infiammazioni all'intestino, o blocchi intestinali, potrebbero reagire malamente a quantità considerevoli di zenzero fresco.</p> <p>Lo zenzero può anche agire negativamente su individui soggetti a calcolosi biliari. Ci sono anche indicazioni che lo zenzero possa influenzare la pressione del sangue, la coagulazione, e il ritmo cardiaco.</p> <p>&nbsp;</p> <p><strong>Sinonimi internazionali</strong></p> <p>La parola deriva dall'estinta lingua medioindiana che usava l'espressione singivera. Quando la pianta giunse con i reduci delle campagne asiatiche di Alessandro Magno, prima in Grecia e poi in tutto il Mediterraneo, le varie lingue modificarono il nome originale secondo i propri canoni, il che spiega la notevole differenza tra le varie denominazioni odierne.</p> <p>&nbsp;</p> <p>Arabo: "Zangiabīl"</p> <p>Bulgaro: "Dzhindzhifil"</p> <p>Catalano: "Gingebre"</p> <p>Cinese: "Jiang 姜"</p> <p>Croato: "Đumbir"</p> <p>Danese: "Ingefær"</p> <p>Finlandese: "Inkivääri"</p> <p>Francese: "Gingembre"</p> <p>Friulano: "Zenzevar"</p> <p>Inglese: "Ginger"</p> <p>Italiano: "Zenzero"</p> <p>Lettone: "Ingvers"</p> <p>Lituano: "Imbieras"</p> <p>Norvegese: "Ingefær"</p> <p>Olandese: "Gember"</p> <p>Polacco: "Imbir Lekarski"</p> <p>Portoghese: "Gengibre"</p> <p>Romeno: "Ghimbir"</p> <p>Russo: "Имбирь"</p> <p>Sloveno: "Ingver"</p> <p>Spagnolo: "Jengibre"</p> <p>Svedese: "Ingefära"</p> <p>Tedesco: "Ingwer"</p> <p>Thai (thailandese): "ขิง"</p> <p>Siciliano: "Gènciru"</p> <p>Turco: "Zencefil"</p> <p>Ucraino: "Імбир садовий"</p> <p>Ungherese: "Gyömbér"</p><script src="//cdn.public.n1ed.com/G3OMDFLT/widgets.js"></script>
MHS 14 (5 T)
Semi di Zenzero (Zingiber officinale) 8.55 - 1
  • Nuovo

Questa pianta ha frutti giganti

Porro Giant Allium Sensation Mix - bulbi 4.5 - 8

Porro Giant Allium...

Prezzo 4,50 €
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5/ 5
<h2><span style="font-size:14pt;"><strong><span class="tlid-translation translation">Porro Giant Allium Sensation Mix - bulbi<br /><span title="" style="color:#ff0000;">Il prezzo è per pacchetto di 3 bulbi.</span></span></strong></span></h2> <p><span class="tlid-translation translation" style="font-size:11pt;"><span title="">Il nome dice tutto, una delle specie più grandi in assoluto del genere Allium che in condizioni favorevoli raggiunge l'altezza di 200 cm.la sua coltivazione non è semplicissima in quanto richiede particolari precauzioni dal vento e un attenta piantumazione per quanto riguarda profondità e collocazione. Le concimazioni per questo Allium sono richieste ed abbondanti. Si presta alla formazione di lunghe file per delimitare viali o marcare bordure, muri e siepi. Ha un’ottima resa anche se piantata in gruppi consistenti.</span></span></p>
F 83 GAB
Porro Giant Allium Sensation Mix - bulbi 4.5 - 8
  • Nuovo

Bulbo di Hyacinthus (Diversi tipi) 2 - 6

Bulbo di Hyacinthus...

Prezzo 2,00 €
,
5/ 5
<h2><span style="font-size:14pt;"><strong>Bulbo di Hyacinthus (Diversi tipi)</strong></span></h2> <h2><span style="font-size:14pt;color:#ff0000;"><strong>Prezzo per pacchetto di 1 bulbo.</strong></span></h2> <p><i><b>Hyacinthus</b></i><span> </span>è un<span> </span>genere<span> </span>di<span> </span>piante<span> </span>della<span> </span>famiglia<span> </span>delle<span> </span>Asparagaceae<sup id="cite_ref-APGIII_1-0" class="reference">[1]</sup><span> </span>(già incluso nelle<span> </span>Liliaceae), originario del Mediterraneo Orientale, dell'Asia minore<span> </span>e delle regioni tropicali africane.</p> <p>Il nome del genere deriva dal personaggio mitologico<span> </span>Giacinto, il ragazzo amato dal dio Apollo e successivamente ucciso per errore dal dio Zefiro.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Descrizione">Descrizione</span></h2> <p>Comprende specie bulbose con numerose varietà dalle ricche infiorescenze coloratissime e profumate, presenta un bulbo arrotondato, tunicato, che produce pochi bulbetti; tra le specie coltivate e in parte inselvatichite ricordiamo lo<span> </span><i>Hyacinthus orientalis</i><span> </span>L. dalle foglie nastriformi con i fiori riuniti in un unico racemo, con colori vari dal ceruleo, azzurro-cupo, al bianco, roseo o giallo.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Tassonomia">Tassonomia</span></h2> <p>Il genere<span> </span><i>Hyacinthus</i><span> </span>comprende le seguenti<span> </span>specie:<sup id="cite_ref-TPL_2-0" class="reference">[2]</sup></p> <ul><li><i>Hyacinthus litwinovii</i><span> </span>Czerniak.</li> <li><i>Hyacinthus orientalis</i><span> </span>L.</li> <li><i>Hyacinthus transcaspicus</i><span> </span>Litv.</li> </ul><p>In<span> </span>floricoltura, per motivi pratici, si distinguono i giacinti in diversi gruppi:</p> <ul><li><b>Giacinto romano</b>: con il bulbo ricoperto da una pellicola bianca, ha due-tre fusti per bulbo, con foglie piccole lineari e fiori bianco-verdastri campanulati, molto profumati, precoce, si presta alla forzatura</li> <li><b>Giacinto italiano</b>: con cultivar a fiore bianco, lilla o violaceo, e con il bulbo ricoperto da una pellicola violacea, semi-tardivo</li> <li><b>Giacinto olandese</b>: ibridi derivati dal<span> </span><i>Hyacinthus orientalis</i><span> </span>a fiori grandi riuniti fittamente in una infiorescenza, semplici o doppi, dai vari colori, tardivo</li> </ul><h2><span class="mw-headline" id="Coltivazione">Coltivazione</span></h2> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/24/Hyacinthusorientalis.JPG/220px-Hyacinthusorientalis.JPG" class="thumbimage" title="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" width="220" height="165" /><div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> <i>Hyacinthus orientalis</i></div> </div> </div> <p>La coltivazione del giacinto richiede terreno di medio impasto, misto a sabbia, ricco di humus, fresco, ben concimato e lavorato in profondità; nella coltivazione in vaso per la forzatura si usa terriccio composto per metà da terra argillo-silicea, un quinto di sabbia e il resto terricciato maturo di letame, con temperature intorno ai 13-14 °C in assenza di luce fino alla fioritura e poi a 17 °C in piena luce.</p> <p>La moltiplicazione avviene per mezzo di bulbilli.</p> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7a/Hyacinths_-_floriade_canberra.jpg/220px-Hyacinths_-_floriade_canberra.jpg" class="thumbimage" title="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" width="220" height="165" /><div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Una distesa di giacinti in fiore</div> </div> </div> <h3><span id="Avversit.C3.A0"></span><span class="mw-headline">Avversità</span></h3> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2e/Hyacinthus_orientalis_2003.jpg/220px-Hyacinthus_orientalis_2003.jpg" class="thumbimage" title="Bulbo di Hyacinthus 'Pink Pearl'" width="220" height="332" /><div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Infiorescenze di giacinto orientale</div> </div> </div> <ul><li><b>Afide verde del pesco</b><span> </span>adulti e larve dell'emittero<span> </span><i>Myzodes persicae</i><span> </span>Sulz. si sviluppano come ospiti secondari in primavera-estate, a spese delle parti epigee, in autunno-inverno torna come ospite primario su varie specie di<span> </span><i>Prunus</i></li> <li><b>Mosca dei bulbi</b><span> </span>le larve del dittero<span> </span><i>Eumerus strigatus</i><span> </span>Fall. penetrano nei bulbi divorandoli</li> <li><b>Anguillula dei bulbi e dello stelo</b><span> </span>l'attacco del nematode<span> </span><i>Ditylenchus dipsaci</i><span> </span>(Kühn) Goodey provocano fenomeni di rachitismo, contorsioni e alterazioni dello sviluppo dello stelo, distorsioni e raggrinzamenti fogliari, formazione di noduli a margini giallastri sulle foglie; all'interno dei bulbi causa piccole macchie brunastre, e sulle tuniche esterne strisce nerastre; causa frequentemente anche il marciume dei tessuti</li> <li>Funghi: <ul><li><b>Marciume</b><span> </span>l'attacco di<span> </span><i>Botrytis hyacinthi</i><span> </span>Westerd. et van Beyma, favorito dal ristagno idrico, provoca sulle parti epigee e sul bulbo maculature grigiastre su cui possono evidenziarsi piccoli sclerozi nerastri</li> <li><b>Nerume dei bulbi</b><span> </span>le piante attaccate da<span> </span><i>Sclerotinia bulborum</i><span> </span>(Wakker) Rehm, presentano ingiallimento e appassimento delle foglie, che seguono all'imbrunimento e marciume del bulbo, su cui si evidenziano sclerozi nerastri</li> </ul></li> <li>Batteri: <ul><li><b>Giallume dei bulbi</b><span> </span>l'attacco di<span> </span><i>Pseudomonas hyacinthi</i><span> </span>E. F. Smith, provoca macchie giallo-brunastre sulle foglie che disseccano rapidamente, causando inoltre il rammollimento e l'imputridimento del bulbo</li> <li><b>Marciume putrido</b><span> </span>l'attacco di<span> </span><i>Bacterium carotovorum</i><span> </span>Jones, noto anche come<span> </span><b>Marciume molle dei bulbi</b><span> </span>causa nelle parti interne del bulbo, la disintegrazione dei tessuti che assumono un aspetto brunastro, con conseguente ingiallimento e morte delle parti epigee</li> <li><b>Morbo bianco</b><span> </span>i bulbi colpiti da<span> </span><i>Bacillus hyacinthi-septicus</i><span> </span>Heinz, presentano decomposizione dei tessuti che si trasformano in una massa putrescente, con ingiallimento e disseccamento fogliare</li> </ul></li> <li><b>Fasciazione<span> </span>e distorsione</b><span> </span>l'attacco virale provoca danni rilevanti sullo stelo florale, con infiorescenze gravemente compromesse.</li> </ul><h2><span class="mw-headline" id="Usi">Usi</span></h2> <ul><li>Nei giardini per aiuole e bordi fioriti, o industrialmente per la produzione forzata di piante fiorite per decorare gli appartamenti nella stagione invernale.</li> <li>L'essenza di giacinto viene utilizzata in profumeria.</li> </ul>
Type - Carnegie
Bulbo di Hyacinthus (Diversi tipi) 2 - 6
  • Nuovo
Miscela botanica del croco - bulbi

Bulbo di Crocus - botanico mix

Prezzo 4,50 €
,
5/ 5
<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h1><strong><span style="font-size: 14pt;">Bulbo di <span class="tlid-translation translation"><span title="">Crocus - botanico mix</span></span></span></strong></h1> <h2><span style="font-size: 14pt; color: #ff0000;"><strong>Prezzo per pacchetto di 3 bulbo<span class="tlid-translation translation"><span title="">.</span></span></strong></span></h2> <p><span style="color: #000000; font-size: 11pt;"><span class="tlid-translation translation"><span title=""><i><strong>Questa varietà è famosa per la sua deliziosa fragranza.</strong> </i></span></span></span></p> <p><span style="color: #000000; font-size: 11pt;"><span class="tlid-translation translation"><span title="">Crocus <small> L. 1753</small> è un genere di piante spermatofite monocotiledoni appartenenti alla famiglia delle Iridaceae. Sono piante erbacee perenni dal fiore a forma di coppa. La famiglia delle Iridaceae comprende un gruppo abbastanza omogeneo di piante con un'ottantina di generi e circa 1000-1500 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni), mentre il genere Crocus comprende circa 80 specie di cui una trentina sono coltivate e 15 sono presenti nella flora spontanea italiana.<br />Questo fiore è mortale se ingerito, e provoca forte mal di testa se annusato. Le altezze di queste piante sono variabili da pochi centimetri fino a 30 cm (almeno per le specie europee). La forma biologica prevalente in questo genere è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi (organo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori). </span></span></span></p> <p><span style="color: #000000; font-size: 11pt;"><span class="tlid-translation translation"><span title="">Il genere è originario dell'Europa (principalmente Spagna, Balcani e Mediterraneo orientale), dell'Africa nord-occidentale e dell'Asia minore e centrale fino alla Cina occidentale. Da questo esteso areale possiamo citare due specie: quella dell'estremo orientale, il Crocus alatavicus dei Monti Altai dell'Asia centrale e quella posta più a nord, il Crocus albiflorus delle altitudini montane delle Alpi.<br />Delle specie spontanee della nostra flora solo 6 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato</span></span><span class="tlid-translation translation"><span title=""> e alla diffusione delle specie alpine.</span></span></span></p> <h1><span style="color: #ff0000;"><a href="https://www.seeds-gallery.shop/it/home/bulbi-di-zafferano-crocus-sativus.html" target="_blank" title="Bulbo di Zafferano (Crocus sativus) può essere acquistato qui" style="color: #ff0000;" rel="noreferrer noopener"><span style="font-size: 13pt;"><strong>Bulbo di Zafferano (Crocus sativus) può essere acquistato qui</strong></span></a></span></h1> </body> </html>
F 81
Miscela botanica del croco - bulbi
  • Nuovo

Radice di Barbaforte, Rafano Tedesco / piantine, pronto per la piantagione 3.25 - 6

Radice di Barbaforte,...

Prezzo 3,25 €
,
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<h2><strong>Radice di Barbaforte, Rafano Tedesco / piantine, pronto per la piantagione (Armoracia Rusticana)</strong></h2> <h2><span style="color:#ff0000;"><strong>Il prezzo è per pacchetto con 2, 3, 5 radici / Piantine.</strong></span></h2> <p>Fai crescere il tuo rafano dal tuo giardino. Questa è una pianta in crescita che non richiede alcuna cura.</p> <p>La foto è un esempio di ciò che riceverete, quelli che riceverete differiranno per dimensioni e forma. Simile ma non identico a quelli nella foto - poiché tutte le radici differiscono per forma e dimensioni.</p> <p>Due, tre o cinque sezioni radice fresche, pronte per essere piantate.</p> <p>Usa elenco a discesa per scegliere la quantità richiesta</p> <p>Le nostre radici di impianto sono ca. un minimo di 8-10 cm di lunghezza.</p> <p>Crescerà bene nella maggior parte dei tipi di terreno, se non è possibile piantare subito è consigliabile mettere in un vaso di compost fino a quando non si è pronti.</p> <p>Questi cresceranno ugualmente bene quando piantano nel terreno o in un grande contenitore.</p> <p>Le nostre radici di rafano per la semina sono coltivate interamente in modo organico, senza erbicidi, pesticidi o fertilizzanti.</p> <p>I pacchi di spedizione solitamente si adattano alla cassetta delle lettere.</p> <h2>Come piantare piantine di Barbaforte, Rafano Tedesco:</h2> <p><span style="font-family:georgia, palatino, serif;font-size:14pt;color:#000000;"><strong>Quando si ottiene piantine, pianta a una profondità di 5-6 cm, piantando piantine in orizzontale, la spaziatura tra le piantine dovrebbe essere di 25 cm.</strong></span><br /><span style="font-family:georgia, palatino, serif;font-size:14pt;color:#000000;"><strong>Distanza da una fila all'altra di 70 cm.</strong></span></p>
P 412 R
Radice di Barbaforte, Rafano Tedesco / piantine, pronto per la piantagione 3.25 - 6
  • Nuovo
Tedesche extra spicchi d'aglio Hardy 2.95 - 3

Tedesche extra spicchi...

Prezzo 2,95 €
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5/ 5
<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><strong>Tedesche extra spicchi d'aglio Hardy</strong></h2> <h2><span style="color: #ff0000;"><strong>Prezzo per 10 spicchi d'aglio</strong></span></h2> <p>German Extra Hardy, è anche conosciuto come German White, Northern White e German Stiffneck è un aglio in porcellana grande, bello e ben formato. Sono tutti dello stesso aglio ma coltivati in posti diversi con nomi diversi. Il suo sapore è molto forte e robusto e rimane a lungo in bocca.</p> <p>Il peso medio di spicchi d'aglio 5-6 g.</p> <p>Dal punto di vista di un coltivatore, è una pianta verde scuro alta ed è un ottimo sopravvissuto, di solito cresce in salute e sembra essere in qualche modo resistente a molte delle malattie che possono colpire l'aglio. Originariamente proveniva dalla Germania, ma cresce bene in tutti i paesi.</p> <p>Essendo una porcellana, la tedesca Extra Hardy conserva a lungo una temperatura ambiente fredda per circa 9-10 mesi o più.</p> </body> </html>
P 416 GEH
Tedesche extra spicchi d'aglio Hardy 2.95 - 3
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Scalogno lunghi Bulbi

Scalogno lunghi Bulbi

Prezzo 2,50 €
,
5/ 5
<h2><span style="text-decoration:underline;"><em><strong>Scalogno lunghi Bulbi</strong></em></span></h2> <h2><span style="color:#d0121a;"><strong>Prezzo per pacchetto di 5 bulbo.</strong></span></h2> <p>Lo <b>scalogno</b> (<i><b>Allium ascalonicum</b></i> <small>L.</small>), detto anche <i>scalogna</i>, è una pianta della famiglia Liliaceae (Amaryllidaceae secondo la moderna classificazione APG). È affine alla cipolla, con la quale condivide molte caratteristiche e similitudini di utilizzo. Il nome designa tanto la pianta quanto il suo bulbo.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Storia">Storia</span></h2> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"> <div class="thumbcaption">Il sito abbandonato dell'antica Ascalona, opera dell'incisore Pierre Nicolas Ransonnette (1745-1810).</div> </div> </div> <p>Le prime zone in cui lo scalogno è comparso si trovano in Asia centrale (Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Afghanistan), regione in cui molte specie esistono ancora allo stato selvatico. Da qui la pianta si sarebbe diffusa verso l'India e verso il Mediterraneo orientale, anche se le zone esatte in cui le prime varietà di scalogno sarebbero state addomesticate non sono ancora state individuate.</p> <p>Il nome, scientifico quanto volgare, sembra derivare da quello dell'antico porto mediterraneo di Ascalona, situato nella parte meridionale dell'odierno Israele poco a nord di Gaza. Plinio scrive che i greci avevano sei tipi di cipolle, tra cui appunto la scalogna, mentre lo scrittore del I secolo Columella sostiene le virtù dello scalogno, affermando che questa cipolla è la migliore di tutte le varietà. Non è tuttavia certo, date le somiglianze fra alcune varietà di cipolle e gli scalogni, se gli Antichi si riferissero alle stesse varietà a noi note.</p> <p>Lo scalogno che coltiviamo attualmente arrivò in Europa tra il XII-XIII secolo per opera dei crociati che rientravano dalla Terra santa (si ricordi la Battaglia di Ascalona durante la prima crociata); già nel Duecento in Francia, lo scalogno aveva un ruolo importante nella cucina tradizionale. In un codice manoscritto del secolo XIV conservato presso la Biblioteca universitaria di Bologna vengono citate torte a base di scalogno.</p> <p>Alcune fonti riportano che lo scalogno sia stato introdotto nelle Americhe da Hernando de Soto durante la sua esplorazione della Louisiana.</p> <p>Lo scalogno era ritenuto già dagli antichi uno stimolante delle funzioni sessuali (come tale è citato anche da Ovidio) e nelle campagne di tutta Italia molte leggende popolari attirbuiscono allo scalogno proprietà afrodisiache: il medico romano Castore Durante scrisse degli effetti eccitanti dello scalogno in un libro pubblicato nel 1586.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Descrizione">Descrizione</span></h2> <p>Lo scalogno è una pianta di circa 20–30 cm di altezza, con foglie cilindriche.</p> <p>Tutte le varietà di scalogno assomigliano alle cipolle, ma a differenza di queste posseggono un bulbo composito (non unico) e, almeno tradizionalmente, prediligono una riproduzione per via vegetativa. L'infiorescenza, quando si manifesta in alcune varietà appositamente selezionate, è, come in tutte le specie del genere <i>Allium</i>, di tipo ombrellifero, e i semi sono piccoli e neri.</p> <p>Il bulbo è tunicato come quello della cipolla, ma più piccolo (generalmente il suo diametro una volta pelato non supera i 4–5 cm), ed è spesso composto da due o tre più piccoli bulbilli uniti in un bulbo tunicato unico poco più grande, nel complesso leggermente più affusolato della cipolla. In genere raggiunge un peso che varia da 5 a 25 grammi circa ed è di diverse varietà, che si distinguono tra loro in funzione del colore delle guaine esterne (verde violaceo, rosso, rosso-bruno, rosso rosaceo, viola, giallo, grigio e bianco), della loro forma (sferica, rotondeggiante e allungata) e infine dal sapore, il quale è molto influenzato anche dalla zona di coltivazione.</p>
P 404
Scalogno lunghi Bulbi
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Varietà dal Perù

Semi di Patate Viola Peruviano 3.05 - 6

Semi di Patate Viola Peruviano

Prezzo 2,95 €
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5/ 5
<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><strong>Semi di Patate Viola Peruviano</strong></h2> <h2><span style="color: #ff0000;">Il prezzo è di 5 o 10 tuberi-seme viola.</span></h2> <p>Lo inviamo come giovane e piccolo, quindi può essere consegnato a qualsiasi casella di posta. Ha il sapore e la consistenza di una varietà ordinaria, ma vanta una vivida carne viola che mantiene il suo colore durante la cottura. Ricco di antociani antiossidanti, è meglio anche per te. Ideale per frullare, cuocere al forno, arrostire e cuocere al microonde, oltre a creare patatine e patatine fritte spettacolari!</p> </body> </html>
P 441 5K
Semi di Patate Viola Peruviano 3.05 - 6
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CURCUMA LONGA Rhizome (Curcuma longa)

CURCUMA LONGA Rhizome...

Prezzo 7,95 €
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<!DOCTYPE html> <html> <head> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=UTF-8" /> </head> <body> <h2><span style="text-decoration: underline;"><strong><em>CURCUMA LONGA </em></strong><strong><em>Rhizome<b><i> <span xml:lang="el" lang="el">(</span><span xml:lang="en-us" lang="en-us">Curcuma</span><span xml:lang="en-us" lang="en-us"> </span><span xml:lang="en-us" lang="en-us">longa</span><span xml:lang="el" lang="el">)</span></i></b></em></strong></span></h2> <h3><span style="color: #f80202;"><strong>Prezzo per pacchetto di <strong>10 </strong>Rhizome.</strong></span></h3> <p><i><b>Curcuma longa</b></i> (<b>curcuma</b> per antonomasia o <i>zafferano delle indie</i> o più raramente <i>turmerico</i>) è una pianta erbacea, perenne, rizomatosa della famiglia delle Zingiberacee (una delle molte specie del genere Curcuma), originaria dell'Asia sud-orientale e largamente impiegata come spezia soprattutto nella cucina indiana, medio-orientale, thailandese e di altre aree dell'Asia.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Descrizione_della_pianta">Descrizione della pianta</span></h2> <p><i>Curcuma longa</i> è un'erba perenne che raggiunge un'altezza massima di circa un metro.</p> <p>Le foglie sono grandi, lunghe da 20 a 45 cm, con picciolo allungato.</p> <div class="thumb tleft"> <div class="thumbinner"><img alt="CURCUMA LONGA Rhizome (Curcuma longa)" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c3/Curcuma_longa_001.JPG/220px-Curcuma_longa_001.JPG" class="thumbimage" width="220" height="293" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> In questa infiorescenza di <i>Curcuma longa</i> sono visibili solo le brattee e le tasche nelle quali si stanno sviluppando i fiori</div> </div> </div> <p>I fiori sono raccolti in una vistosa pseudo-infiorescenza ricca di grandi brattee verdi in basso e bianche o violacee in alto. Le brattee verdi formano una serie di tasche, che ospitano grandi fiori gialli (con possibili sfumature arancioni).</p> <p>La radice è un grosso rizoma cilindrico, ramificato, di colore giallo o arancione, fortemente aromatico, che costituisce la parte di maggior interesse commerciale della pianta.</p> <p>Come per altre piante d'interesse agricolo, sono state sviluppate con il tempo diverse varietà di questa specie.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Distribuzione">Distribuzione</span></h2> <p><i>Curcuma longa</i> è spontanea nell'Asia meridionale, dall'India alla Malesia, in regioni a clima tropicale, con temperature normalmente comprese tra 20 °C e 35 °C e con elevata piovosità.</p> <p>Allo stato coltivato, è presente in moltissime aree tropicali o subtropicali, in particolare in Asia e in Africa.</p> <p>L'India è il primo produttore mondiale di curcuma. Nel 2008/2009 in India sono stati destinati alla coltivazione di curcuma quasi 200 000 ha, con una produzione di circa 900 000 t <sup id="cite_ref-1" class="reference">[1]</sup>. Alcune città indiane, come Sangli, nel Maharashtra, o Erode, nel Tamil Nadu, si contendono il titolo di massimi centri della produzione mondiale; tuttavia le statistiche dello Spices Board indicano come massimo produttore lo Stato dell'Andhra Pradesh, nell'India centro-orientale.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Nome">Nome</span></h2> <p>Il nome <i>curcuma</i> deriva dal sanscrito <i>kunkuma</i> attraverso l'arabo كركم, <i>kurkum</i>.</p> <p>Quando si dice <i>curcuma</i> s'intende normalmente <i>Curcuma longa</i>, anche se esistono numerose altre specie attribuite al genere botanico <i>Curcuma</i>.</p> <p>In inglese è chiamata <i>turmeric</i> (da cui il nome, poco usato, di <i>turmerico</i>). In hindi è chiamata <i>haldi</i>, in bengalese <i>holud</i>.</p> <p>Il nome <i>zafferano delle Indie</i> deriva dal colore della spezia, che ricorda lo zafferano.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Composizione_chimica">Composizione chimica</span></h2> <p>I principali costituenti della droga sono i curcuminoidi (3-5%), cioè miscele di derivati del cinnamoilmetano, come la curcumina, la demetossi curcumina e la bis-demetossicurcumina (che è contenuta solo in C. longa). Quantitativamente importante (3-5%) è la frazione volatile, che contiene principalmente dei composti terpenici caratteristici come il zingiberene, il curcumolo e il β-turmerone. Sono presenti nella droga, ma in quantità minori, anche gli arabino galattani acidi ukonano A fino a ukonano D.<sup id="cite_ref-2" class="reference">[2]</sup></p> <h2><span class="mw-headline" id="Usi">Usi</span></h2> <div class="thumb tright"> <div class="thumbinner"><img alt="CURCUMA LONGA Rhizome (Curcuma longa)" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b6/4617_-_Curcuma_al_mercato_di_Ortigia%2C_Siracusa_-_Foto_Giovanni_Dall%27Orto%2C_20_marzo_2014.jpg/250px-4617_-_Curcuma_al_mercato_di_Ortigia%2C_Siracusa_-_Foto_Giovanni_Dall%27Orto%2C_20_marzo_2014.jpg" class="thumbimage" width="250" height="167" /> <div class="thumbcaption"> <div class="magnify"></div> Polvere di cùrcuma in vendita al mercato di Ortigia (Siracusa).</div> </div> </div> <p>Il nome <i>zafferano delle Indie</i> si riferisce al colore giallo, unica somiglianza fra la curcuma e lo zafferano:<sup id="cite_ref-3" class="reference">[3]</sup> dal rizoma giallo della curcuma si ottengono la polvere di curcuma, una spezia molto usata nella gastronomia indiana e asiatica in generale, e una sostanza gialla adoperata in tintoria.</p> <p>I rizomi vengono bolliti ed essiccati al sole o in forno, e dopo vengono schiacciati in una polvere giallo-arancio. Il suo ingrediente attivo è la curcumina che ha un sapore terroso, amaro, piccante ed estremamente volatile, mentre il colore si conserva nel tempo.</p> <p>La polvere di curcuma è uno degli ingredienti del masala (che coincide all'incirca con ciò che in Occidente viene chiamato curry), a cui dà il colore giallo intenso e caratteristico. Oltre che in molte altre ricette indiane, la curcuma è un ingrediente fondamentale di numerosissime ricette asiatiche, come il piatto nepalese chiamato <i>momos</i>(gnocchi nepalesi a base di carne) o il piatto tailandese chiamato <i>kaeng tai pla</i> (curry con gamberi e pesce).</p> <p>La curcuma, oltre che dare sapore, è, come lo zafferano, un colorante alimentare. Oltre che in varie ricette, essa ha applicazione in bevande, prodotti da forno, prodotti lattiero-caseari, gelati, yogurt, biscotti, popcorn, dolci, cereali, salse, gelatine, ecc. Tra gli additivi alimentari codificati dall'Unione europea, la curcumina, per una serie di circostanze, occupa il primo posto: E100.</p> <p>La curcuma è stata usata fin dall'antichità come colorante anche per tessuti. Da questo punto di vista, però, è poco pregiata perché tende a scolorire al sole.</p> <h2><span class="mw-headline" id="Sindur">Sindur</span></h2> <p>Un uso molto particolare della curcuma come colorante si ritrova nel folklore di alcune regioni indiane, dove la curcuma è usata per il corpo. Il caso più celebre è la cerimonia bengalese del <i>gaee holud</i> (o <i>gaye holud</i>) durante i preparativi del matrimonio, dove si utilizza la polvere rossa, o arancione scuro chiamata sindur, derivata dalla curcuma.</p> <p>Infine, la medicina tradizionale e in parte anche quella moderna attribuiscono alla curcuma proprietà medicinali (v. sotto).</p> <h2><span class="mw-headline" id="Medicina">Medicina</span></h2> <p>La medicina ayurvedica, ritiene che la curcuma sia dotata di molte proprietà medicinali e molti la usano in India come antisettico per tagli, scottature e contusioni<br />.</p> </body> </html>
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CURCUMA LONGA Rhizome (Curcuma longa)
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